martedì 29 novembre 2016
She wouldn't let the others see her tears. She wouldn't let the others see her sorrow. She wouldn't let the others see her pain. She wouldn't let the others see her eyes. She wouldn't let the others see her colors. Because she cried, because she was sad, because her eyes spoke the languge of her sorrow. And she wanted to be happy. And she wanted to be full of hope. And she wanted to find her mom.
lunedì 28 novembre 2016
Oggi vi propongo le ultime pagine del mio racconto Riflesso di me
"E’ trascorso un bel po’ prima di decidermi ad aggiornare il mio stato d’animo. Sono quasi tre mesi
che faccio avanti e indietro con Marcelo.
Due mesi fa sono tornata a Milano, accompagnata dal mio uomo. Abbiamo preso parte alla
premiazione del concorso indetto dall’ Istituto Francese di Milano. Con grande gioia ho scoperto
che la mia versione di” Germinal” era in lizza per il grande premio. Il trofeo è andato ad una
difficile però sorprendente traduzione di un romanzo di André Gide; il mio si è classificato
comunque secondo.
La mia versione del romanzo di Zola ha destato interesse e dibattito; molti giudici apprezzavano la
mia impronta narrativa, altri erano in contrasto con la scelta dell’apparato lessicale. Insomma, un
vero successo per me.
Marcelo guardava il mio trionfo e con grande gioia ebbe la sorpresa di vedermi salire sul palco dei
premiati. Sempre in quell’occasione ho avuto la notizia che Mirko era finito agli arresti domiciliari.
La mia casa era come l’avevo lasciata però non la sentivo più casa mia.
Un mese dopo la premiazione sono venuta a sapere che la mia traduzione ha destato l’interesse
di un colosso editoriale italiano che voleva a tutti i costi accaparrarsi l’esclusiva sul testo da me
ideato. Ho firmato il contratto sotto l’attenta vigilanza di Marcelo.
Adesso torno di nuovo a me e Marcelo. Abbiamo deciso di mettere radici in un posto unico, di
stabilire la nostra residenza a Parigi.
Parigi è il nostro primo amore, la nostra prima esperienza all’estero, tutto da soli. E dai nostri
racconti ci rendiamo conto che ci accomuna la voglia di rimanere e mettere radici. Io Parigi la
conosco dai tempi della mia borsa di studio Erasmus. Marcelo altrettanto.
Dobbiamo scegliere una mansarda da dove poter scorgere la Senna e la Tour Eiffel. O la Notre
Dame, L’Ile De La Cité, La Basilique du Sacré Coeur. Un piccolo nido dove dare un senso alla
nostra vita. Un nido per stare e godere del nostro amore e della nostra tranquillità. Marcelo vuole
anche lui rimanere ancorato in un solo posto, perciò ha inoltrato domanda di lavoro presso la R.
Publishing House, divisione francese. La sua richiesta di cambiare sede è accettata. Stiamo
progettando il nostro matrimonio. E il mio volto è sempre più rilassato.
Sono felice che durante i nostri spostamenti a Madrid sono riuscita a conoscere la famiglia di
Marcelo.
I Duarte sono persone perbene, molto legati tra di loro. La mamma ed il papà di Marcelo mi
hanno accolta con molto rispetto. Anch’io mi sono mostrata rispettosa nei loro
confronti. Il fratello di Marcelo è una persona amabile; si è subito aperto con me. E’ una persona
affettuosa e gentile. Tutto all’incontrario della mia famiglia.
E così da due settimane siamo entrati nel nuovo anno ed ho dei propositi ben precisi da portare
avanti. Voglio il matrimonio, un figlio, e magari un buon lavoro.
“Volentieri!” mi risponde mentre gli rammento i miei desideri.
Non rinuncio alla mia femminilità, però ho rinunciato al botulino, al troppo trucco sul viso. Non mi
metto più così attillata. Preferisco la comodità elegante.
Attiro ugualmente gli sguardi, il fondoschiena è rimasto sodo come prima, il seno non ha perso
il suo fascino, so di aver superato il mio standard di donna snob.
L’inverno a Parigi come a Milano o a Madrid. Niente di più o di meno. Solo che grazie ai nostri
allenamenti, Marcelo ed io diventeremo genitori. Dopo un’intensa attività ginnica, stamani ho
fatto il test di gravidanza ed è risultato positivo.
Sono al settimo cielo e chiamo il mio amore. Gli comunico l’esito del test e rimane in silenzio.
“Ti amo,Helene, mon amour.”
“ Je t’aime pour toujours.”
Sto quasi chiudendo questo bel capitolo della mia vita, questo pro memoria serve solo per
portarmi alla mente dei momenti che forse potrei dimenticare altrimenti.
E’ il mio modo di ricordarmi e perdonarmi.
Perdonarmi per la mia superficialità nello scegliermi i compagni di vita prima di Marcelo.
Perdonarmi per essermi considerata una facilona snob e perdonarmi per non essermi voluta
abbastanza bene.
Ma adesso il mio voler bene è immenso ed infinito, orientato verso di me, verso il mio uomo e
verso la vita che mi sta crescendo dentro.
Parigi innevata è uno spettacolo per gli occhi. Dalla finestra della mia mansarda punto l’orizzonte
ed è un miscuglio di sfumature e speranze.
Un’ultima annotazione riguarda voci che mi sono arrivate su Silvia. Il mio ex datore di lavoro con
cui mi sono lasciata in termini cordiali mi ha chiamata per congratularsi con me per il mio nuovo
incarico professionale. Si vede che anche da lontano suscito invidia soprattutto dopo aver messo
mano su un gran pezzo di uomo come Marcelo, uomo bello e potente. E a proposito della mia
relazione con Marcelo, Silvia sparge la voce che io le abbia rubato il moroso e stipulato un nuovo
contratto solo grazie alle conoscenze del mio futuro marito .
Meno male che la realtà è ben lontana dalle sue insidiose affermazioni e la mia vita va a gonfie
vele!"
THE END
RIFLESSO DI ME
BY MIHAELA CIOCODEICA
domenica 27 novembre 2016
Nuove pagine del racconto inedito Riflesso di me...Buona lettura!
"Arriviamo nel cuore
storico di Francoforte, mi inebrio delle belle sensazioni che provo vedendo gli
edifici storici costruiti tra il 1400 ed il 1500, dei veri colossi che testimoniano la presenza, la cultura
e la tradizione del popolo tedesco.
Una leggera pioggerella ci costringe ad entrare in uno dei tanti locali tipici di Frankfurt. Prendiamo
della birra, patatine, salsicciotti, dei crauti e pane caldo. Ci abbuffiamo incuranti delle calorie che
ingurgitiamo.
La birra mi mette k.o. Rinuncio a vedere i musei o altre attrazioni. Sento il bisogno di ritornare in
albergo e sdraiarmi.
Marcelo mi viene in aiuto ed anche lui desidera tornare nella stanza d’albergo. Per la prima volta
nella mia vita mi sento brilla e mi conforto godendo delle cure e delle attenzioni del mio amore.
Nella stanza ci tuffiamo nel letto e riusciamo a dormire, almeno io sono riuscita a farlo. Alle sette
di sera, trovo Marcelo dallo sguardo preoccupato. Mi confida che ha prenotato un volo per
Milano e che è riuscito a spostare degli appuntamenti ai quali avrebbe dovuto presenziare nella
sede centrale della R. Publishing House di Madrid.
Però siccome il suo chiodo fisso sono io, Marcelo non mi vuole lasciare sola ad affrontare questa
situazione irreale. Vorrei potere vivere in totale serenità la mia storia d’amore però capisco che la
mia tranquillità è sotto minaccia.
A questo punto, non volendo compromettere la professione e il futuro di Marcelo, comincio a
pensare a seguire io il mio uomo, dato che mi ritrovo senza un lavoro fisso. In un secondo tempo
penserò anche alla vendita del mio appartamento.
Il mio posto sarà vicino al mio amore. Sono sicura che il mio legame con la mia Milano non è più
così vitale. Vitale diventa per me la presenza di Marcelo Duarte. Io devo stare con il mio uomo.
Non voglio più stare da sola.
Allora, Marcelo mi informa delle sue decisioni.
“Amore mio, lunedì verrò con te a Milano. Ti prendi la macchina e la parcheggi in un garage a
pagamento. Ti sposterai solo in taxi. Poi la prossima settimana vieni con me prima a Parigi e poi a
Madrid. Nelle ore che io lavoro, tu potrai fare shopping e potrai organizzarti le giornate come
meglio credi.”
Annuisco però dentro di me capisco che la situazione reale ci sta scappando di mano. Importante è
che Marcelo stia con me. Dopo questa decisione, Marcelo si rende conto di amarmi più di quanto
avrebbe mai immaginato. Ed io ricambio il suo amore alla stessa intensità. Niente di più o di meno.
“Eres mi vida, Helene.”
“Tu tambien, mi Marcelo.”
Mi Marcelo come per dire sei mio, solo mio, sei stato e sarai per sempre il mio Marcelo. E i baci, le
carezze, gli abbracci non si fermano mai ed i nostri corpi ondeggiano sotto le lenzuola tra passione
ed infinita dolcezza.
Domenica passa in sordina tra visite al Main Tower ed al Giardino botanico, alla casa di Goethe ;
tutto scandito dal buon mangiare, dalla buona compagnia e dalla nostra perfetta intesa.
Poi Marcelo non si fa problemi a staccare il telefono quando è in mia presenza. Ma le chiamate
di lavoro rappresentano un continuo disturbo. Però rendersi reperibili in caso di necessità
è senza dubbio un fattore ed un punto centrale della sua attività.
Marcelo ed io pronti a ritornare insieme a Milano! Di lunedì sento sempre la pesantezza dell’inizio
settimana, però ho il mio amore con me. La mano di Marcelo sulla mia mi conforta.
Con gli appuntamenti spostati, Marcelo pensa di poter essermi d’aiuto, mercoledì dobbiamo
andare a Madrid e poi a Parigi, o prima Parigi e poi Madrid. Sono ancora con la testa fra le nuvole.
All’aeroporto di Malpensa arriviamo in orario. Prendiamo i bagagli, ritiro la mia macchina e ci
dirigiamo verso il mio appartamento. Più ci avviciniamo, più mi rendo conto che l’ansia mi assale
ed un certo brivido mi cammina lungo la schiena. Marcelo dice di calmarmi. Non pensa che il mio
ex si possa spingere così oltre.
Invece no, appena arrivati dentro casa, apro le finestre e sotto mi ritrovo il molestatore che vuole
a tutti i costi dare spettacolo.
Marcelo ed io scendiamo, intenti a farlo desistere soprattutto per lui e per la sua famiglia.
Però lui comincia ad inveire, a perdere la calma, mi dà della puttana di fronte al mio uomo,
continua a dichiararsi l’unico che abbia mai saputo trombarmi. Una serie di volgarità che sono
state messe a tacere dall’arrivo dei carabinieri.
Sono decisa a denunziare questo pezzo di bastardo, lo voglio a centinaia di chilometri lontano da
me e dietro le sbarre.
Marcelo rimane senza parole, non si sarebbe mai aspettato un exploit così fuori dalla portata,
però di fronte allo sviluppo della situazione, è più che deciso a non lasciarmi da sola.
“Dove vado io, mi segui. E’ deciso. A Milano tu non puoi più rimanere senza di me.”
Anch’io sono d’accordo. Insieme a Marcelo devo andare in caserma per sporgere denunzia. Il mio
calvario dura da troppo tempo. E se io non avessi avuto Marcelo vicino a me, che fine avrei fatto?
Chiudo gli occhi, ispiro l’aria dell’ottobre autunnale. Milano è sotto un banco di nebbia. Insieme
a Marcelo ritorniamo nel mio appartamento.
Per quanto tempo lo chiamerò ancora il mio appartamento? Sono stanca, voglio andare a dormire,
ma Marcelo mi ferma. Prima dobbiamo parlare, dobbiamo chiarire i nostri pensieri, non chiuderci
a guscio senza esprimere il nostro disagio per l’accaduto.
“Sono contento che hai denunziato quel delinquente. Come stai?”
“Sono senza parole, però ringrazio il Signore per avermi aperto gli occhi. Adesso sono contenta di
avere te nella mia vita. Non voglio parlare di Mirko; però essere lasciata da lui è stata la mia
fortuna. Sarebbe finito tutto in un altro modo, io vittima e lui carnefice. Solo aver detto queste
parole mi fa venire il fiato corto, un nodo di paura che mi impedisce di respirare. Come nei giorni
che tu non c’eri vicino a me e questo animale mi tormentava con i suoi appostamenti e le sue
chiamate a vuoto. Vuoi sapere qualcosa in più sulla mia sofferenza?”
Mi giro e guardo Marcelo dritto negli occhi:
“Sentirsi dare della puttana non è una cosa da mandare giù facilmente. Pensare di vendere casa
per paura di un delinquente è oltremodo drammatico. Però sono pronta ad andare avanti solo
perché tu sei l’uomo giusto per me, il mio amore. Perciò metterò in vendita la casa per seguirti.”
La mia confessione lo sconvolge. Però mi abbraccia e mi accarezza la fronte e la testa.
“Non devi vendere la tua casa. Qui verremo ogni qualvolta vogliamo tornare a Milano. Ti amo.
Ti starò sempre accanto. Te amo mi vida.”
Rassicurata dalle sue dichiarazioni d’amore, voglio andare a dormire. Domani e dopodomani
saranno giornate piene. Preparare valigie su valigie, sistemare e lasciare in ordine un paio di
cose che mi erano rimaste in sospeso.
Mercoledì chiudo la porta del mio appartamento; lascio la macchina in un garage sotto custodia
e sono pronta a dire arrivederci alla mia Milano.
Nel decollo percepisco con tanto dolore nell’anima che lascio la mia città per mettere le basi
altrove ,dove c’è qualcuno che mi ama. I miei genitori, i miei conoscenti, i miei parenti sembrano
delle figure così lontane che neanche li ho avvisati della mia partenza. A mia madre ho fatto una
chiamata dicendole che sarei partita ma che pensavo di rientrare entro fine mese.
Non si è scomposta più di tanto. Come in quelle notti buie che rimanevo sola e lei col nuovo
marito non rispondevano ai miei pianti.
Chiudo questo capitolo della mia vita con la speranza che Marcelo possa darmi un po’ di amore e
compagnia."
Da RIFLESSO DI ME
BY MIHAELA CIOCODEICA
storico di Francoforte, mi inebrio delle belle sensazioni che provo vedendo gli
edifici storici costruiti tra il 1400 ed il 1500, dei veri colossi che testimoniano la presenza, la cultura
e la tradizione del popolo tedesco.
Una leggera pioggerella ci costringe ad entrare in uno dei tanti locali tipici di Frankfurt. Prendiamo
della birra, patatine, salsicciotti, dei crauti e pane caldo. Ci abbuffiamo incuranti delle calorie che
ingurgitiamo.
La birra mi mette k.o. Rinuncio a vedere i musei o altre attrazioni. Sento il bisogno di ritornare in
albergo e sdraiarmi.
Marcelo mi viene in aiuto ed anche lui desidera tornare nella stanza d’albergo. Per la prima volta
nella mia vita mi sento brilla e mi conforto godendo delle cure e delle attenzioni del mio amore.
Nella stanza ci tuffiamo nel letto e riusciamo a dormire, almeno io sono riuscita a farlo. Alle sette
di sera, trovo Marcelo dallo sguardo preoccupato. Mi confida che ha prenotato un volo per
Milano e che è riuscito a spostare degli appuntamenti ai quali avrebbe dovuto presenziare nella
sede centrale della R. Publishing House di Madrid.
Però siccome il suo chiodo fisso sono io, Marcelo non mi vuole lasciare sola ad affrontare questa
situazione irreale. Vorrei potere vivere in totale serenità la mia storia d’amore però capisco che la
mia tranquillità è sotto minaccia.
A questo punto, non volendo compromettere la professione e il futuro di Marcelo, comincio a
pensare a seguire io il mio uomo, dato che mi ritrovo senza un lavoro fisso. In un secondo tempo
penserò anche alla vendita del mio appartamento.
Il mio posto sarà vicino al mio amore. Sono sicura che il mio legame con la mia Milano non è più
così vitale. Vitale diventa per me la presenza di Marcelo Duarte. Io devo stare con il mio uomo.
Non voglio più stare da sola.
Allora, Marcelo mi informa delle sue decisioni.
“Amore mio, lunedì verrò con te a Milano. Ti prendi la macchina e la parcheggi in un garage a
pagamento. Ti sposterai solo in taxi. Poi la prossima settimana vieni con me prima a Parigi e poi a
Madrid. Nelle ore che io lavoro, tu potrai fare shopping e potrai organizzarti le giornate come
meglio credi.”
Annuisco però dentro di me capisco che la situazione reale ci sta scappando di mano. Importante è
che Marcelo stia con me. Dopo questa decisione, Marcelo si rende conto di amarmi più di quanto
avrebbe mai immaginato. Ed io ricambio il suo amore alla stessa intensità. Niente di più o di meno.
“Eres mi vida, Helene.”
“Tu tambien, mi Marcelo.”
Mi Marcelo come per dire sei mio, solo mio, sei stato e sarai per sempre il mio Marcelo. E i baci, le
carezze, gli abbracci non si fermano mai ed i nostri corpi ondeggiano sotto le lenzuola tra passione
ed infinita dolcezza.
Domenica passa in sordina tra visite al Main Tower ed al Giardino botanico, alla casa di Goethe ;
tutto scandito dal buon mangiare, dalla buona compagnia e dalla nostra perfetta intesa.
Poi Marcelo non si fa problemi a staccare il telefono quando è in mia presenza. Ma le chiamate
di lavoro rappresentano un continuo disturbo. Però rendersi reperibili in caso di necessità
è senza dubbio un fattore ed un punto centrale della sua attività.
Marcelo ed io pronti a ritornare insieme a Milano! Di lunedì sento sempre la pesantezza dell’inizio
settimana, però ho il mio amore con me. La mano di Marcelo sulla mia mi conforta.
Con gli appuntamenti spostati, Marcelo pensa di poter essermi d’aiuto, mercoledì dobbiamo
andare a Madrid e poi a Parigi, o prima Parigi e poi Madrid. Sono ancora con la testa fra le nuvole.
All’aeroporto di Malpensa arriviamo in orario. Prendiamo i bagagli, ritiro la mia macchina e ci
dirigiamo verso il mio appartamento. Più ci avviciniamo, più mi rendo conto che l’ansia mi assale
ed un certo brivido mi cammina lungo la schiena. Marcelo dice di calmarmi. Non pensa che il mio
ex si possa spingere così oltre.
Invece no, appena arrivati dentro casa, apro le finestre e sotto mi ritrovo il molestatore che vuole
a tutti i costi dare spettacolo.
Marcelo ed io scendiamo, intenti a farlo desistere soprattutto per lui e per la sua famiglia.
Però lui comincia ad inveire, a perdere la calma, mi dà della puttana di fronte al mio uomo,
continua a dichiararsi l’unico che abbia mai saputo trombarmi. Una serie di volgarità che sono
state messe a tacere dall’arrivo dei carabinieri.
Sono decisa a denunziare questo pezzo di bastardo, lo voglio a centinaia di chilometri lontano da
me e dietro le sbarre.
Marcelo rimane senza parole, non si sarebbe mai aspettato un exploit così fuori dalla portata,
però di fronte allo sviluppo della situazione, è più che deciso a non lasciarmi da sola.
“Dove vado io, mi segui. E’ deciso. A Milano tu non puoi più rimanere senza di me.”
Anch’io sono d’accordo. Insieme a Marcelo devo andare in caserma per sporgere denunzia. Il mio
calvario dura da troppo tempo. E se io non avessi avuto Marcelo vicino a me, che fine avrei fatto?
Chiudo gli occhi, ispiro l’aria dell’ottobre autunnale. Milano è sotto un banco di nebbia. Insieme
a Marcelo ritorniamo nel mio appartamento.
Per quanto tempo lo chiamerò ancora il mio appartamento? Sono stanca, voglio andare a dormire,
ma Marcelo mi ferma. Prima dobbiamo parlare, dobbiamo chiarire i nostri pensieri, non chiuderci
a guscio senza esprimere il nostro disagio per l’accaduto.
“Sono contento che hai denunziato quel delinquente. Come stai?”
“Sono senza parole, però ringrazio il Signore per avermi aperto gli occhi. Adesso sono contenta di
avere te nella mia vita. Non voglio parlare di Mirko; però essere lasciata da lui è stata la mia
fortuna. Sarebbe finito tutto in un altro modo, io vittima e lui carnefice. Solo aver detto queste
parole mi fa venire il fiato corto, un nodo di paura che mi impedisce di respirare. Come nei giorni
che tu non c’eri vicino a me e questo animale mi tormentava con i suoi appostamenti e le sue
chiamate a vuoto. Vuoi sapere qualcosa in più sulla mia sofferenza?”
Mi giro e guardo Marcelo dritto negli occhi:
“Sentirsi dare della puttana non è una cosa da mandare giù facilmente. Pensare di vendere casa
per paura di un delinquente è oltremodo drammatico. Però sono pronta ad andare avanti solo
perché tu sei l’uomo giusto per me, il mio amore. Perciò metterò in vendita la casa per seguirti.”
La mia confessione lo sconvolge. Però mi abbraccia e mi accarezza la fronte e la testa.
“Non devi vendere la tua casa. Qui verremo ogni qualvolta vogliamo tornare a Milano. Ti amo.
Ti starò sempre accanto. Te amo mi vida.”
Rassicurata dalle sue dichiarazioni d’amore, voglio andare a dormire. Domani e dopodomani
saranno giornate piene. Preparare valigie su valigie, sistemare e lasciare in ordine un paio di
cose che mi erano rimaste in sospeso.
Mercoledì chiudo la porta del mio appartamento; lascio la macchina in un garage sotto custodia
e sono pronta a dire arrivederci alla mia Milano.
Nel decollo percepisco con tanto dolore nell’anima che lascio la mia città per mettere le basi
altrove ,dove c’è qualcuno che mi ama. I miei genitori, i miei conoscenti, i miei parenti sembrano
delle figure così lontane che neanche li ho avvisati della mia partenza. A mia madre ho fatto una
chiamata dicendole che sarei partita ma che pensavo di rientrare entro fine mese.
Non si è scomposta più di tanto. Come in quelle notti buie che rimanevo sola e lei col nuovo
marito non rispondevano ai miei pianti.
Chiudo questo capitolo della mia vita con la speranza che Marcelo possa darmi un po’ di amore e
compagnia."
Da RIFLESSO DI ME
BY MIHAELA CIOCODEICA
sabato 26 novembre 2016
Oggi comincia il quarto capitolo del mio racconto Riflesso di me
Nostalgico lunedì. Marcelo è già arrivato a Madrid ed io sono tornata ai miei programmi. A curare
la mia casa, la mia mente, il mio fisico. Faccio la spesa, sbrigo il pagamento delle varie utenze.
Martedì comincia con un forte mal di testa. Però mi alzo ed apro la finestra. Sotto casa distinguo
la presenza di Mirko. Si mette in piena vista, non ha alcuna intenzione di nascondersi. Vuole
turbarmi. Tant’è vero che trovo alcune chiamate sullo schermo del mio telefonino. Ho la voglia
di avere Marcelo vicino, però i suoi impegni di lavoro e le mie scadenze ci tengono un po’ separati.
Ancora non ho capito l’atteggiamento di questo ragazzo. Non si può permettere di darmi la caccia,
soprattutto adesso che tra di noi non c’è più niente.
E’ stato lui a rompere con me, a tradirmi; ed io sono andata avanti con la mia vita. Coltivo una
relazione a distanza ma che mi rende felice e serena.
La presenza di Mirko però mi mette paura e rabbia. Vedrò di cambiare la scheda del telefonino.
Anche mercoledì arriva in fretta. Mi sono sentita con Marcelo, gli ho fatto sapere il nuovo numero
di telefono. Pur non avendogli accennato il motivo di questo cambio di numero di telefono, il
pensiero di Marcelo si è rivolto a Mirko ed alle sue inopportune incursioni nella mia vita.
“Promettimi che fai attenzione!”, conclude Marcelo.” Fra due giorni ci vedremo.”
Però io non mi arrendo di fronte all’insolenza di quel ragazzo. Che se ne andasse dalla sua
fidanzatina che lo aspetta! La prossima volta che lo vedo, vado e gli tiro un ceffone. Poi lo
denuncio a questo bastardo che vuole mettere sottosopra la mia vita.
Esco di casa, faccio la spesa, passo in libreria, compro dei nuovi libri, ho bisogno di leggere un po’
di poesia. Ho trovato due volumi di Keats e Verlaine, due poeti che adoro, in una versione nuova.
Il testo originale a confronto col testo in italiano. Sono curiosa delle nuove traduzioni. Perciò salgo
in macchina e raggiungo casa.
Come pensavo, Mirko mi aspetta. Lo incontro a viso aperto. E’ incontenibile. Vuole tornare
indietro ,la sua vita è solo una serie di errori.
Lo lascio in preda ai suoi deliri, minacciandolo di denunziare tutto alla polizia. Lo stalking è un
reato; e lui sta per compierne uno.
“Ti devi dare una calmata.”, ribadisco chiudendo il portone.
Lui ancora vorrebbe delirare, ma io sento il bisogno di immergermi nelle poesie e nel mio letto.
Voglio fare la dura, però sento che questa situazione diventa quasi insostenibile. Non potermi
muovere perché alle mie calcagna c’è sempre un delinquente che mi inopportuna, rischia di
diventare un grosso problema.
Oggi è giovedì e non ho alcun impegno, perciò rimango dentro. Devo cominciare a tenere d’occhio
il sito dell’Istituto Francese per vedere quanti lavori sono stati ammessi al concorso. Fra pochi
giorni scade il bando e poi una commissione di esperti darà il suo verdetto entro la fine di ottobre.
La premiazione avverrà il trenta di ottobre e verrà ospitata dalla Libreria Feltrinelli a Milano.
Anche il venerdì mattina mi do da fare, preparando, stirando, sistemando, stravolgendo. Devo
essere all’Aeroporto di Malpensa alle due del pomeriggio .
Il volo è programmato per le tre ed io arrivo a Francoforte alle quattro e mezza. Il volo di Marcelo
è previsto di arrivare alle quattro, sarà lui ad aspettarmi ed a darmi il benvenuto stavolta.
Mangio un’insalata veloce. Non vedo l’ora di incontrarmi con il mio uomo. Una storia così
coinvolgente non l’ho mai vissuta. Spero che i nostri spostamenti non dureranno in eternità e che
sentiremo il bisogno di mettere delle radici da qualche parte.
Arriva l’ora di lasciare l’appartamento, salire sulla macchina ed andare all’aeroporto.
Tutto procede conforme ai miei piani. Solo che dietro di me noto una macchina che mi insegue.
Ho capito molto bene di cosa si tratti. Mi muovo con cautela però cerco allo stesso tempo di
disseminare quella Audi a me conosciuta. Spostandomi da una corsia all’altra, riesco a mettere in
subbuglio il bastardo. Arrivo all’aeroporto ed impaurita mi guardo intorno. Non c’è traccia di
Mirko. Lascio la macchina in un parcheggio a pagamento, prendo il biglietto e mi avvio verso il
Terminal delle partenze.
Il cuore sussulta all’impazzata, provo a darmi un po’ di forza. Arrivo in bagno. Rinfresco la mia
faccia. Salire sull’aereo e partire mi faranno dimenticare il mio insidioso incidente.
Sono le tre e tutti i passeggeri siamo a bordo dell’aereo in partenza per Francoforte. Marcelo
Duarte eres mi amor. Eres mi vida .Sin ti soy nada.
Il mio spagnolo lo devo rispolverare per potere trovarmi bene anche a Madrid, a Barcellona o
ovunque lui mi chieda di inseguirlo. Anche in capo al mondo, il mio cuore saprà parlare il dolce
linguaggio dell’amore, del mio amore infinito per lui. Marcelo è la mia vita e questa è la mia verità.
In primo piano compaiono i contorni dei grattacieli di Francoforte. Nella discesa cominciano a
delinearsi tutte le luci della città. La pista di atterraggio è sempre più vicina, il mio cuore comincia
a battere. Fra pochi minuti incontrerò il mio amore. Mi dimentico della paura mandata giù mentre
Mirko mi teneva d’occhio, mi dimentico delle cose che devo fare. Adesso mi sento respirare in
piena libertà.
Guardo il mio anulare, il diamante brilla più intensamente che mai. Sono felice. Sono vestita
casual. Voglio fare colpo sul mio uomo ma allo stesso tempo voglio mantenere una linea comoda
ma elegante. Al posto dei tacchi alti indosso un paio di ballerine. Così posso caricarmi i bagagli
in caso Marcelo non fosse arrivato. Però il mio telefono squilla, Marcelo mi sta aspettando. Prendo
le mie valigie e mi avvio verso l’uscita. Incontro Marcelo a metà strada. Ci veniamo incontro con
un passo affrettato, molto deciso. Ci guardiamo, ci abbracciamo, ci accarezziamo i volti.
Sembriamo in preda alla disperazione. Però la nostra è solo una manifestazione d’amore. Marcelo
mi da una mano.
“Amore mio! Tu eres mi unico amor. Te amo mi vida.”, gli dico tranquillamente accentuando le
parole, dando loro un’enfasi voluta.
“Vedo che ti viene facile parlare in spagnolo.”
Marcelo mi bacia e non mi molla più.
“Dove andiamo?”, chiedo ancora sotto voce, felice di trovarmi vicina a lui.
“All’ Hilton Frankfurt Airport. Un quattro stelle nel quale ho già soggiornato diverse volte. Sarà di
tuo gradimento, almeno così mi auguro.”
“Purché stia in tuo compagnia, per me va tutto a gonfie vele!”
Prendiamo il taxi, raggiungiamo l’albergo. Anch’io durante una fiera dei libri avevo pernottato in
questo hotel. Molto funzionale, devo riconoscere.
Una volta arrivati, diamo i documenti per la registrazione e saliamo nella stanza.
Mi metto subito a mio agio, mi cambio. Marcelo si avvicina e non mi lascia più. Ed io mi rimetto
alla sua volontà. Mi abbandono alle sue carezze, ai suoi baci e alla sua carne.
Siamo sdraiati sul letto d’albergo ed io comincio a sfogare la tensione della settimana. Piango
disperatamente. Mi aggrappo a Marcelo nella speranza di non staccarmi più da lui. Tra una lacrima
ed una mancanza d’aria, gli racconto dell’incontro ravvicinato con Mirko, dell’insistenza con la
quale mi perseguita, di come mi abbia seguita negli spostamenti con la macchina, delle parole
deliranti . Riconosco che ho paura e che senza Marcelo non ci voglio più stare.
Marcelo innalza le sue sopracciglia ed il suo sguardo è intenso. La rabbia contro colui che mi
disturba diventa furia cieca.
“Tu sei mia. Sarò io a provvedere a tutto.”
“Adesso godiamoci questo week-end. Rilassiamoci. Ti prego, abbracciami.”, chiedo a Marcelo,
intenta a vivere al massimo la nostra intimità, il nostro presente.
Andiamo nel ristorante dell’albergo, siamo stanchi e ci vogliamo raccontare tante cose.
Domani faremo un giro nel cuore storico di Francoforte, il Romerberg per ammirare gli edifici
storici e la piazza centrale del quartiere. Poi faremo una breve incursione al Museo di Arte
Moderna e alla casa di Goethe.
Almeno questo sarebbe il nostro intento, poi vedremo.
Dopo una notte incendiaria, il sabato mattina a Francoforte si presenta con una veste autunnale.
Marcelo ed io preferiamo fare la colazione in camera. Così dopo avere finito, possiamo fare
i nostri piani da turisti.
Però Marcelo ha un pensiero fisso. Non vuole più lasciarmi da sola neanche per un attimo. Pensa
già di rientrare con me a Milano. Perciò tutto quello che gli propongo come punti d’attrazione da
visitare gli va bene.
venerdì 25 novembre 2016
Oggi vi propongo un'altra pagina del mio racconto inedito Riflesso di me
"Marcelo, intrigato dalla mia mise, decide di indossare un abito firmato tanto da equilibrare la
bilancia. Lui bellissimo ed io altrettanto. Realisticamente parlando siamo una coppia da copertina.
Molto fashion e consapevoli delle nostre capacità.
Usciamo. Con molta gioia dipinta su nostri volti, arriviamo in una famosa gioielleria nel centro di
Milano. Marcelo Duarte prende la mia mano e chiede al commesso di portare un anello al
quale aveva pensato in precedenza. Così, senza mezzi termini, sul mio dito anulare viene infilato
un anello a fascia con un solitario di un carato di una lucentezza unica. Il diamante risalta in tutte
le angolazioni della lavorazione. Le sue sfaccettature mi lasciano a bocca aperta. Marcelo mi
prende tra le sue braccia, manifestando la sua felicità infinita.
Sono molto sorpresa e allo stesso tempo sconvolta. Nessuno ha mai pensato a me in questa
maniera. Un solitario sull’anulare ha un significato ben più impegnativo di un semplice regalo. E
Marcelo intuisce il mio stato d’animo. Avere un senso di appartenenza equivale a trovare un punto
di partenza per una nuova vita. Una vita insieme a Marcelo.
Usciamo dalla gioielleria, tenendoci per mano. Andiamo a pranzare. Marcelo continua a stupirmi
ed io mi lascio stupire. I miei occhi si posano sempre sulla mia mano. Cerco di abituarmi all’idea di
appartenenza, di bisogno di diventare indispensabile per qualcuno.
La domenica pomeriggio ci raggiunge in una bella caffetteria. Ancora del tempo per non pensare al
nostro allontanamento. Di sicuro da domani comincerà la mia nostalgia. Però quattro giorni volano
in fretta e poi venerdì ci vedremo a Francoforte.
“Sei felice?”, chiede Marcelo provando a cogliere l’espressione dei miei occhi. Ed i miei occhi
brillano come il diamante che porto sul mio dito.
“Ma il nostro rapporto diventa così ufficiale?”, provo a chiedergli a mio turno.
“Tu cosa ne pensi ?”, gira la domanda Marcelo.
“Penso che ancora siamo agli inizi ed il nostro amore è intenso. Spero vivamente che il tuo regalo
sia un segno di impegno vero e profondo nei miei confronti.”, concludo io con il fiato nella gola.
“Mi hai tolto le parole dalla bocca. Brava!”, conferma Marcelo il suo impegno ed il suo amore per
me."
Da RIFLESSO DI ME
BY MIHAELA CIOCODEICA
giovedì 24 novembre 2016
RIFLESSO DI ME...nuove pagine...Buona lettura!
"Apro gli occhi e guardo l’orologio . Sono le otto e mezzo. Non abbiamo impegni perciò me la
prendo con comodo. Mi giro per vedere come sta Marcelo. Ma sento delle voci dal salotto. Scendo
dal letto, mi cambio ed esco.
Marcelo si è preso la briga di chiamare il falegname e costui è già al lavoro. Rimango di stucco per
la sua preoccupazione nei miei confronti.
Vado a salutarli.
“Buongiorno!”
Marcelo mi segue in cucina e mi dice che ha tutto sotto controllo. Vuole essere lui ad occuparsi di
me. Lo lascio fare, così vado in bagno, poi in cucina e preparo il caffè. Offro una tazza anche al
falegname.
Dopo la colazione, comincio a rivedere il testo della mia traduzione. Marcelo mi raggiunge.
Leggiamo insieme con il testo originale a confronto. In caso di dubbio ritorniamo al testo in
francese ed esprimiamo il nostro parere. Anche se è un lavoro già fatto e rifatto, visto e rivisto,
voglio una versione impeccabile.
Marcelo ogni tanto si allontana per seguire il lavoro del falegname. Io indosso le cuffie e mi isolo
dal mondo. La mia porta di casa è di misure standard però io la voglio più solida, robusta e blindata
in tutti i sensi.
Il falegname si allontana dato che nel suo negozio si trovano delle porte che rispecchiano le
richieste mie e di Marcelo. Così ce ne approfittiamo della sua assenza ed usciamo a fare la spesa.
Marcelo si mette alla guida della mia macchina. Anche di sabato le strade sono caotiche. Io non
vedo l’ora di ritornare alla mia traduzione.
Facciamo tutto in fretta ed io sono pronta a riprendere la lettura. Marcelo si mette in cucina ai
fornelli. Dopo aver finito di cucinare, Marcelo mi invita a tavola apparecchiata. Un buon profumo
di tagliatelle ai funghi, un piatto gustato ed apprezzato al massimo dal mio palato. Segue un
secondo a base di tonno ed insalata. Faccio finta di assaggiare il pesce, ma l’insalata la divoro. Mi
scuso con Marcelo, ma il pesce non lo amo affatto. Prendiamo un caffè e già il falegname è di
ritorno con i suoi attrezzi, la porta ed i collaboratori.
Io rimango in cucina a togliere i piatti e tutta la confusione dal piano cottura. Poi a lavori domestici
ultimati, vado a leggere altri passaggi della mia traduzione.
Tutto fila liscio: lavoro, amore…
Ho paura di riconoscere a voce alta la mia felicità. Il falegname finisce il suo lavoro, se ne vanno
tutti, lasciando dietro una porta nuova, serratura nuova, vita nuova, professione nuova.
Tutto nuovo, rimpiazzato, modificato.
Come modificate ed articolate sono le mie abitudini, i miei errori, le mie paure, le mie necessità.
Marcelo si sente in grado di dirmi che adesso è lui a prendersi cura di me.
In un silenzio quasi irreale finiamo di correggere la traduzione. E’ il momento di iscrivermi al
concorso e spedire il testo. Digito le informazioni necessarie per la partecipazione e incrocio le dita.
Marcelo mi bacia; è contento per me. La visibilità del concorso indetto dall’Istituto Francese è
impressionante. Grazie al patrocinio dell’istituto si potrebbero ottenere dei contratti in esclusiva
per la traduzione dei grandi nomi della letteratura. E chi lo sa… un incarico presso una casa editrice
con sede a Parigi non sarebbe da disdegnare.
Anzi, sarebbe l’opportunità di rituffarmi nelle mie giornate di studentessa universitaria a Parigi,
quando spensierata andavo all’Université de Créteil, con una borsa di studio Erasmus.
Però non voglio illudermi. Nel frattempo, Marcelo attentamente controlla la nuova porta, la
chiude, richiude e osserva i lavori svolti.
“Vieni ,Marcelo.”
Lui al suono della mia voce, si gira e mi prende tra le sue braccia.
“Non voglio che rimani sola.”
Lo guardo negli occhi.
“Sono grande e so difendermi. Tu sei la mia vita.”
Con il mio bacio voglio allontanare le preoccupazioni che nutre per me. Però dentro di me so che
la presenza di Mirko potrebbe diventare un problema. Il suo tenermi d’occhio mi inquieta e
l’assenza di Marcelo comincia a destabilizzarmi.
Però mi godo il mio uomo, il mio amore, la mia relazione.
“Ti amo, Marcelo.”
“Te amo, mi amor.”, ribatte Marcelo accentuando ancor di più il suo cuore latino.
“Quando devi rientrare a Madrid?”, gli chiedo con il nodo alla gola.
“Lunedì devo prendere l’aereo, alle sette del mattino all’aeroporto.”
Allora, penso fra me e me, il nostro destino è quello di rincorrerci tra una capitale ed un’altra, tra
un volo ed un altro, pronti a fare e disfare valigie, senza una residenza fissa. Io che di sicuro andrò
a trovarlo nei suoi luoghi di sosta, Parigi, Berlino, Lisbona, Madrid, Roma, Milano, Londra.
Marcelo mi guarda e capisce il mio stato d’animo.
“All’inizio dovremo ritagliarci dei momenti solo per noi, ma essendo sempre in giro dovremo
fare in modo di poter portare avanti il nostro amore. Pazienza, lunedì sarò a Madrid, però venerdì
prossimo ti aspetto a Francoforte. Devo organizzare delle trattative in vista della fiera del libro di
fine ottobre. Già da adesso possiamo prenotare il biglietto d’aereo per te e per me. Così facciamo
coincidere gli orari ,tu parti da Milano, io da Madrid. Vediamo pure l’albergo. Almeno prenotiamo
un pacchetto completo per tutto il fine settimana.”
Annuisco, sono pronta ad inseguirlo per il bene del nostro amore.
“Domani comincia il mese di ottobre.”
Con un po’ di nostalgia negli occhi, mi stendo vicino a lui. Ci cerchiamo, ci abbandoniamo e ci
perdiamo dietro i nostri sensi.
Fa tardi e non vedo l’ora di dormire, felice di tenermelo stretto per un’altra notte, un altro po’.
Domenica mi porta quel pizzico di nostalgia ma cerco di celare tutto dietro il mio sorriso. Marcelo
mi vuole portare per fare una passeggiata nel quadrilatero della moda a Milano. Non so che
intenzioni abbia, però mi lascio trascinare dal suo entusiasmo. Sono super gasata e mi vesto con
un tailleur griffato, tacchi alti, capelli sciolti sulle spalle, sorriso smagliante ;il trucco in giusta
misura per contrastare un po’ della mia nostalgia."
DA RIFLESSO DI ME
BY MIHAELA CIOCODEICA
mercoledì 23 novembre 2016
Continua anche oggi il racconto Riflesso di me con altre pagine inedite...Buona lettura!
"Confido a Marcelo l’intenzione di partecipare al concorso indetto dall’ Istituto Francese di Milano.
Si entusiasma alla mia idea. E’ pronto ad appoggiarmi al cento per cento. Finiamo di completare il
nostro pasto. Marcelo paga e viene con me. Torniamo a casa. So che non vede l’ora di trascorrere
del tempo con me. Ed anch’io muoio dalla voglia di lasciarmi abbandonare alle sue mani, di
perdermi nei suoi baci e di morire dal piacere sotto il suo corpo.
Marcelo va a cambiarsi ma non prima di essersi assicurato del mio stato d’animo.
“Stai bene ? Ancora ci pensi all’incontro con Mirko? Ti sei spaventata?”
“Tutto a posto”, dico io sapendo di mentire.
La presenza di Mirko mi ha infastidita, la sua insistenza pure. Ma adesso vicino a me c’è Marcelo.
Di sicuro saprà starmi nei dintorni per proteggermi.
Marcelo ed io non vogliamo staccarci l’uno dall’altro. L’esplorazione reciproca è una tattica per
sfiorarci, toccarci e ricominciare tutto da zero. Sembriamo due ragazzini innamorati alla follia
che scoprono l’amore per la prima volta.
Non penso che le esperienze passate di Marcelo siano state disastrose come le mie, però
percepisco che fra noi due c’è più di una sola attrazione carnale. Così provo a provocarlo per
capire l’intensità del suo sentimento.
“Ti è mai capitato di sentirti così coinvolto con una donna? Io devo ammettere che sono persa per
te.”
Marcelo con un sorriso goliardico mi prende a sé.
“No, non mi è mai capitata una donna così. E no, non ho mai vissuto una situazione così
coinvolgente!”
Sono felice e la felicità irradia in tutto il mio corpo. Sono una fiamma incandescente e trascino
anche Marcelo nel mio fuoco d’amore per divampare insieme.
E’ già sera, mi secca uscire per fare la spesa o per andare al ristorante. Così propongo a Marcelo di
farci portare delle pizze. La consegna a domicilio è la più adatta in questi momenti.
Marcelo vuole la capricciosa, io una margherita più crudo.
Nel frattempo mi dedico a correggere le ultime pagine della mia traduzione. Il lavoro mi soddisfa.
Devo riconoscere che aver rivisto i passaggi più intensi, mi ha permesso di trovare delle
corrispondenze linguistiche e stilistiche di un certo impatto. Rimanere fedele al testo è stato il mio
obiettivo principale. Ho solo impresso la mia nota metaforica. Tutto qui.
Ed il risultato è davvero incoraggiante.
Marcelo non smette di approvare le scelte dettate dal mio istinto creativo.
“Complimenti, un gran bel lavoro.”
Mi bacia ed è fiero di me.
“Non mi resta altro che completare l’iscrizione al concorso e mandarlo. Però voglio leggere
un’ultima volta il mio lavoro prima di spedirlo. E’ una misura che prendo sempre. Controllare
l’ortografia, la grammatica, l’impaginazione denota cura e professionalità ed io voglio essere
professionale e precisa.”
Marcelo condivide il mio pensiero e domani mi aiuterà per un’ultima e finale correzione del lavoro.
Il ragazzo delle consegne citofona ed io apro il portone. Prendo i soldi e pago una mancia cospicua
al pizza boy. Mi affaccio alla finestra e nel buio della sera mi sembra di vedere la sagoma di un
uomo che punta verso la mia casa. Fisso meglio questa figura e tra le luci delle macchine
intravvedo Mirko che mi tiene d’occhio.
Un brivido mi attraversa e chiudo la finestra spaventata da questo brutto risvolto.
Dopo aver finito la cena mi avvicino a Marcelo e comincio a raccontargli quello che prima mi ha
sconvolta.
“Ma sei sicura? Perché non me l’hai detto subito?”, esplode Marcelo. “Quel ragazzino deve stare al
suo posto. Tu senza di me non ci stai più.”
Marcelo, preoccupato, si affaccia anche lui alla finestra, però la notte è calma e piatta come
sempre. Comunque io sono decisa a cambiare la serratura di casa. Mi sentirò più tranquilla.
Comunico la mia decisione a Marcelo e lui è d’accordo con me. Il suo pensiero è solo rivolto alla
mia serenità.
“Domani mattina contattiamo il falegname e gli chiediamo di cambiare anche la porta.”
“Grazie, amore. Stanotte mi sa che vengo nella tua stanza e nel tuo letto”, accentuo la mia voglia
di stargli vicina.
“Dai, sei la benvenuta. Il tuo letto sentiva la mancanza della sua padrona ed io morivo dalla voglia
di addormentarmi con te.”
Per la prima volta mi trovo vicina a Marcelo, nel mio pigiama, nella mia routine, con il viso
struccato, con i miei trentotto anni mostrati a viso aperto, con le mie labbra iniettate dal botulino,
il mio volto innamorato ma anche impaurito dal domani.
Lui coglie al volo la mia timidezza. Non dice niente, solo accarezza la mia testa, i miei occhi, le mie
labbra, i miei capelli. E lo fa con molta delicatezza. I suoi gesti sono molto rispettosi della mia
persona, della mia timidezza e delle mie paure.
“Sei bellissima. Non lo dico solo per dirlo. Anche tu sei consapevole della tua presenza, del tuo
bellissimo seno, del tuo fondoschiena tonificato, delle tue gambe lunghe ed affusolate, del tuo
viso sensuale. Hai consapevolezza delle tue doti, solo che io ammiro di più la tua bellezza d’animo,
le paure che affronti a viso aperto, l’intensità del tuo lavoro. Questo mi piace di te.
Per due anni, nelle fiere dei libri alle quali partecipavamo ti vedevo sempre come una bella donna,
dalla presenza statuaria. Però eri distaccata dal mondo che ti circondava. Eri algida. Il tuo sguardo
mi è rimasto nella mente. Mi ero informato sul tuo conto. Sapevo che vivevi una relazione
abbastanza stabile. Ma quando ho capito che Silvia sarebbe stata il mezzo per incontrarti, ho
deciso di prendere quell’occasione al volo e sfruttarla al meglio. Perciò quando ho saputo della
rottura con il tuo ragazzo, mi sono rallegrato perché avevo deciso che tu saresti diventata mia.”
La confessione di Marcelo mi aiuta a capire il ruolo del destino nella mia vita. Fatalità volle che
io quella sera avessi rotto con Mirko e avessi scoperto la falsità della mia amica.
E sempre la fatalità vuole che io e Marcelo ci troviamo nel mio letto a stringerci perdutamente.
La mappa del destino è un disegno strano che tratteggia dei contorni che ci portano ad incontrarci
ed amarci. La mia mappa si è ispirata al richiamo del cuore ed eccomi appagata sentimentalmente.
Potrei parlare ancora, però la stanchezza mi mette subito k.o."
DA RIFLESSO DI ME
BY MIHAELA CIOCODEICA
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