sabato 12 novembre 2016
Ed eccomi nuovamente in veste di autrice, pronta a svelarvi un' altra pagina del mio racconto RIFLESSO DI ME
" Lo volevo sviare però non è stato
possibile. Mi ha chiamato per nome e si è avvicinato tempestivamente.
“Non penso che mi volevi evitare.”, mi disse con un tono autoritario.
Senza la voglia di dargli una giustificazione, me ne sono scappata con un secco:
“Non pensavo fossi tu”.
Ci siamo guardati negli occhi, lui ha cercato di allacciare il discorso:
“Sai che Silvia è in Francia? Ha rescisso il contratto con la mia casa editrice.”
“Come mai?”, ho chiesto .
“Non le piacevano i vincoli contrattuali. Pensava di sentirsi intrappolata , di non potersi esprimere
al massimo della sua vena artistica.”
“Mi dispiace.”
E mi sono girata pronta per andare via.
Il vapore, il caldo che sentivo, mi facevano male .Volevo respirare. Però Marcelo non si era
allontanato.
“Come stai?”, mi ha chiesto in modo diretto.
“Bene.” ,ho replicato io. “ Devo andare”.
Mi ha preso la mano e me l’ha stretta, obbligandomi a guardarlo negli occhi. Non lo potevo
evitare. Sentivo lungo la schiena un brivido che si impossessava di me. La pelle fremeva, dovevo
andare a tutti i costi.
“Helene, voglio il tuo numero di telefono”.
Gliel’ho dettato in fretta. Volevo andare via. Mi sentivo soffocare. L’aria non mi bastava più.
Raccontato anche questo pezzo della mia storia, mi ritrovo adesso ad aspettare Marcelo per
andare fuori a cena.
Mi ha telefonato ieri, all’inizio ero titubante ed avevo rifiutato cortesemente l’invito, ma poi, viste
le sue insistenze, ho accettato.
Ed eccomi qui pronta per vestirmi, non sapendo che abiti indossare. Di getto mi verrebbe di
mettermi un tailleur, però boccio subito l’idea. Dovrebbe essere una cena tra conoscenti, non un
appuntamento di lavoro. Mi metto un paio di jeans, una camicetta bluette semplice ed una giacca
stretta sui fianchi. Le mie forme vengono solo leggermente accentuate non messe in risalto in
modo ostentato. Mi trucco con un filo di rossetto, sfumo le palpebre con un colore naturale,
aggiungo un po’ di mascara. Però devo indossare i tacchi alti. Devo essere slanciata. Sono una tipa
alta però amo i tacchi.
Sento il citofono e rispondo. Marcelo è puntuale. Bravo. Uomini precisi che non amano perdere
tempo.
Gli chiedo se vuole salire.
“No, Helene, ti aspetto giù.”
Un altro punto guadagnato. E’ bravo, Marcelo!
Scendo con la lentezza di una lumaca tanto da non dare l’impressione che lo aspettavo da molto
tempo. Lui scende dalla macchina . Mi porge una rosa e mi fa accomodare.
“Anche nella scelta delle macchine ci assomigliamo”, penso fra me e me. La mia auto l’ho
comprata l’anno scorso. E’ agile come me, creativa come me, slanciata e presuntuosa come me.
La mia macchina mi rassomiglia.
“Sai che anch’io ho lo stesso modello di macchina?”, chiedo a Marcelo.
“Si.”, mi risponde.” La sera che sei scappata via da Silvia, ti ho seguito dalla finestra. Eri troppo
giù. Poi ti ho visto salire sulla tua macchina.”
“Hai ragione, quella sera era da evitare.”
“Per me, no. Altrimenti non t’avrei conosciuta.”
La sua risposta mi lascia perplessa. Marcelo è interessato a me. Non ci posso credere. Dopo pochi
minuti arriviamo al ristorante dove ha prenotato un tavolo per due. Mentre parcheggia, poso lo
sguardo su di lui. Di scatto lui si gira e mi sorride calorosamente. L’atmosfera diventa incendiaria.
Meglio scendere.
Io e Marcelo ci avviamo al tavolo indicato dal cameriere. Non mi capacito ancora del fatto che
siamo insieme. Con un passo trionfante, alzo la testa e guardo intorno a me. Marcelo nota il mio
gesto ed in modo meccanico mi prende per il braccio. Il suo calore lo sento attraverso i vestiti.
La sua presa è molto delicata e protettiva."
DA RIFLESSO DI ME
BY MIHAELA CIOCODEICA
FOTO BY Petr Kratochvil
venerdì 11 novembre 2016
Comincia il secondo capitolo del mio racconto inedito RIFLESSO DI ME.
"E’ passato un mese dall’ultima volta che ho visto Silvia. Mi sono immersa nel mio lavoro e non ho
più badato a coltivare i miei rapporti, i miei rancori. Mi sono assentata mentalmente da altri
impegni per poter sprofondare nella mia creatività.
E’ strano questo conflitto irrisolto con me stessa.
Per poter lavorare al massimo delle mie capacità artistiche, mi chiudo a guscio e trasudo. Il
processo di traduzione in sé non è un lavoro stressante. Ma con la traduzione letteraria si deve
trovare uno stile unico, inconfondibile. Voglio che i lettori riconoscessero la mia impronta e che
gli specialisti dicessero:” Ecco. Questa è la traduzione che preferisco.”
Sempre durante questo mese, Mirko ha continuato a tempestarmi di messaggi ai quali ovviamente
non ho risposto. Lui pensava che ci saremmo potuti incontrare occasionalmente ad un’ aperitivo per
avere uno scambio di battute. Ma più che scambiarci le battute, lui avrebbe voluto sbattermi.
Perciò neanche l’ho calcolato. Gli ho mandato un laconico messaggio di auguri per la sua futura
vita. Di sicuro, il ragazzino avrà sperperato i suoi soldini e pensava di rimediare a questo suo
bisogno.
Sempre per vie traverse sono venuta a sapere che Silvia è andata in Francia per sistemare le sue
faccende.
A me ed alla mia amica non ci è mai capitato di stare in silenzio, senza sentirci per così tanto
tempo. Di sicuro alla base del nostro improvviso allontanamento ci sono dei contrasti molto forti.
Sono venuti in superficie a poco a poco, ma purtroppo hanno creato una voragine profonda fra di
noi.
Con Silvia mi sono sempre sentita manipolata ma ho sempre pensato che lo faceva per il mio
bene.
Mi ricordo che già al liceo mi plagiava, ma il mio rapporto con lei era in crescita. La vedevo come
una ragazza dai modi diretti che aveva preso a cuore la mia sensibilità. Grazie alle sue battutine sul
mio fisico avevo cominciato a dimagrire, a dare importanza all’apparenza, ad usare reggiseni
imbottiti, a truccarmi più del dovuto ed a girarmi quando sentivo gli apprezzamenti dei ragazzi.
Più lei mi incitava a non dare peso alle occhiate dei compagni, più spingevo il davanzale in
avanti per attirare l’attenzione. Ma come dicevo prima, tutta questa aggressività non mi faceva
male purché rimaneva fra di noi. Ma darmi della “poco di buono” di fronte ad uno sconosciuto
come Marcelo non mi è andata giù.
Perciò da quella sera mi sono resa conto di avere perso due pilastri che pensavo fossero
fondamentali per la mia vita.
Ho avuto difficoltà nei primi giorni dopo la rottura, ma mettendomi subito al lavoro, ho ignorato
le conseguenze. Trovare un equilibrio anche precario, mi dà quella forza per affrontare meglio il
tutto.
Nei giorni scorsi è venuta a farmi visita la mia agente. La sua agenzia letteraria è molto famosa sia
sul mercato italiano che all’estero. Sapendo che mi sono messa a tradurre il romanzo di uno
scrittore senza che mi venisse commissionata tale traduzione, l’ha mandata su tutte le furie.
Ha cominciato a urlare che il mio lavoro le impedisce di svolgere un’attività in linea con le clausole
contrattuali stipulate. Anche se di stipulato non c’era niente. Mi ha minacciato di portarmi in
tribunale per non avere ottemperato agli impegni da lei presi.
Anch’io ho alzato il tono della voce, minacciandola di cambiarla , mettendo in risalto che il mio
rapporto con lei non era siglato. La nostra era solo una collaborazione saltuaria.
Avendo chiarito gli aspetti della mia non sudditanza, l’agente se n’è andata con la coda fra le
gambe. Pretendere senza che un vincolo ci unisca, mi è sembrata una cosa fuori dal mondo.
Nei momenti di pausa, quando praticamente mi dedico a me stessa, vado in piscina e faccio tante
vasche per dar sfogo alla mia stanchezza e delusione.
Non sono riuscita ad andare più di tre volte in questo intervallo di tempo. Ma l’altro ieri quando
sono uscita dalla vasca ho incontrato Marcelo, il direttore editoriale che cambia voli ed aeroporti
ogni settimana . Fa il giro delle capitali europee e quando è a Milano per più giorni, va in piscina.
Pare che anche lui si dedichi allo sport nei suoi momenti liberi."
Da RIFLESSO DI ME
BY MIHAELA CIOCODEICA
giovedì 10 novembre 2016
Ed eccomi nuovamente pronta a proporvi un'altra pagina di Riflesso di me...non potevo mancare all'appuntamento quotidiano con i miei lettori. Buona lettura.
"Con tutta la sua calma, Mirko ha impiegato un’ora per raggiungermi. Non ci siamo nemmeno
guardati. Ho abbassato solo il finestrino per prendere quel mucchio di chiavi. E ho chiuso senza
dirci niente. Ed eccomi qui con un mucchio di chiavi fra le mani, dopo due anni come una tipa
qualunque .Sembra di ritrovarmi con un pugno di mosche fra le mani.
La mia macchina è l’unico testimone del mio disagio. Scendo e sono pronta ad affrontare la
solitudine del mio appartamento, della mia vita.
Come nel passato quando ero pronta ad affrontare il buio della notte tutta sola. La mamma non
c’era perché lavorava anche nei turni notturni. E’ un medico dirigente del reparto di Cardiologia.
Mio padre, noto commercialista ha lasciato la nostra famiglia per un altro nido. Con altri figli ed
altre prospettive future. Io non ho mai fatto parte dei suoi piani.
All’età di tredici anni, mia madre trovò un altro compagno. Si sono sposati col rito civile ed io mi
sono allontanata ancor di più.
Giro le chiavi nella serratura. Il buio mi crea disagio. Accendo le luci in tutta la casa e apro le
finestre. Le spalanco. Voglio l’aria della notte sul mio viso, voglio che l’aria mi penetri dentro la
pelle.
Vado poi in bagno. Mi strucco e mi lavo la faccia. Il volto al naturale sembra stanco, appesantito.
Non vedo l’ora di mettermi sotto le coperte. Spero in un sonno riparatore.
Da domani mi aspetterà un lavoro che mi coinvolgerà corpo ed anima. Mi butterò nella traduzione
di “Germinal” di Zola.
Devo approfondire le versioni precedenti per evitare di cadere in delle trappole linguistiche che di
solito comportano le traduzioni letterarie.
Questo è un lavoro che non mi è stato commissionato ma che desidero proporre al mio editore .
“Germinal” è sempre stato il mio chiodo fisso. Perciò da domani mi metterò a confronto con la mia
sensibilità e la mia capacità di interpretare stilisticamente il linguaggio di Zola.
Nel letto c’è ancora l’odore di Mirko. Prendo il suo cuscino fra le mani. Appoggio il mio volto e
comincio a piangere. Il mio pianto è selvaggio. Non riesco a fermarmi. Ancora piango. Come nella
mia stanzetta da adolescente. Prosegue il mio sfogo. Mi sento un po’ meglio. Chiudo gli occhi, ma
nelle orecchie mi rimbombano le parole di Silvia.
Con la musica dei Beatles mi addormento. Yesterday all my troubles seemed so far away …
L’aria della notte mi permette di sprofondare dopo un giorno di stanchezza ed un po’ di dolore. "
Da RIFLESSO DI ME
BY MIHAELA CIOCODEICA
FOTO BY PETR KRATOCHVIL
mercoledì 9 novembre 2016
E' ormai diventata un'abitudine proporvi le nuove pagine del mio racconto...Riflesso di me...
"Con la scusa di andare a prendere l’acqua, mi alzo e vado in cucina. Nel passare di fronte a
loro, sento nuovamente Silvia sbuffare una frase di troppo:
“Smettila di ondeggiare le chiappe di fronte a Marcelo. Non è un tipo alla tua portata!”
Stavolta Silvia supera il limite del buon senso. Mi giro di scatto e con una voce pungente la
zittisco:
“Non fare la stronza con me. Sono venuta perché mi serviva un’amica. Quel cretino di Mirko mi ha
lasciato per una puttanella più giovane. Volevo soltanto potermi sfogare!”
Oramai ho svuotato il sacco. Prendo un bicchiere d’acqua. Mi stempero il fuoco della bocca,
dell’anima e della delusione.
Saluto in modo laconico e butto il mazzo con le chiavi sul tavolo della cucina.
Marcelo non mi perde per un attimo di vista. Capisce la mia difficoltà e vuole portare il discorso su
altri binari.
Ma io sono stanca. Prendo la mia Vuitton ed alzo i tacchi.
Silvia non ha l’intenzione di fermarmi. Sono sicura che neanch’io mi sarei trattenuta un solo attimo
in più in quella casa.
Arrivo alla macchina. Salgo ma mi rendo conto che nel mazzetto delle chiavi buttato sul tavolo ho
inserito anche le chiavi di casa mia. Non voglio tornare indietro per prendermi le mie chiavi. Sono
proprio una frana patentata!
Questo atteggiamento Silvia non l’ha mai messo in mostra in maniera così ovvia. E a dire il vero
mi indispone la sua poca considerazione di me.
Stasera ha proprio superato tutto.
Nel passato ha mantenuto una forma di protezione nei miei confronti, ma alla luce dei suoi
commenti, capisco che la sua protezione è solo una sorta d’invidia.
Metto in moto.
Più mi allontano dalla casa di Silvia, più mi rendo conto che mi sto allontanando anche dalla mia
amica. Prendo un brutto colpo, non mi aspettavo un comportamento così sleale.
Forse ha dei conti in sospeso con me, mi dico, mentre accendo la radio.
Sta passando un brano eccellente dei Coldplay. Dopo tre minuti ascolto un altro brano adatto al
mio mood, uno struggente “Hotel California” degli Eagles.
Spengo, ho le lacrime agli occhi. Capisco che anche Silvia mi ha abbandonata.
Forse si porta dietro una forma di frustrazione che non riesce ad allontanare. Mi ricordo
perfettamente che nella sua vita non ha mai dato spazio alla presenza di un uomo. Ed ogni volta
che ho provato a spingerla verso una conoscenza maschile mi ha preso in giro. Gli uomini non
facevano per lei. O a questo punto, lei non fa per gli uomini...
E sempre adesso mi ricordo delle sue battute sulle mie frequentazioni. Non vorrei che fosse un po’
invidiosa .
Finisco di svoltare a sinistra e finalmente mi trovo di fronte alla mia palazzina. Mi viene un po’
difficile riconoscere che ho sbagliato di grosso nel mio approccio con Mirko e con Silvia. Mi sono
lasciata condizionare dalle loro volontà. Silvia mi ha voluto mettere sempre in ombra, Mirko ha
voluto approfittarsi dei miei soldi.
Alla fine, il mio tornaconto è negativo.
Sono qui nella macchina, senza le chiavi per poter aprire la porta di casa. Guardo meglio nella
borsa, ma non trovo niente.
Cerco di rintracciare il mio ex. Gli devo chiedere le mie chiavi di scorta. Con una voce fredda
provo a parlare in maniera distaccata.
“Ascolta, Mirko, ho bisogno delle chiavi di casa mia.”
“Te le porterò domani. Magari te le metto nella casella della posta.”
“No, Mirko. Sono bloccata fuori dal portone, nella macchina. Ho perso le mie chiavi. Me li avvicini
e poi te ne vai.”
“Porca troia!” ,lo sento andare ad una imprecazione.” Devo uscire adesso?”
“Mirko lo devi fare. Me lo devi!”
Attacco subito.
Sento il freddo penetrarmi nelle ossa. Sto un po’ giù e vedere nuovamente la faccia di quel ragazzo
mi dà sui nervi."
DA RIFLESSO DI ME
BY MIHAELA CIOCODEICA
FOTO BY JOHN KOVACICH
martedì 8 novembre 2016
Come al solito, vi propongo un'altra pagina del mio racconto RIFLESSO DI ME...
"Però non mi sono mai preoccupata di questo problema.
“Piacere Marcelo. Sono Helene, una brava traduttrice ma anche una brava compagna visto che tutti
i ragazzi più giovani di me vogliono corteggiarmi”.
Così metto a tacere la sfuriata di Silvia.
Mi accomodo in salotto stando in disparte senza volere disturbare più di tanto.
Se solo avessi saputo che Silvia aveva un ospite, non l’avrei disturbata. Ma, alla fine, lei non è stata
esplicita al telefono.
Adesso sono curiosa di conoscere che tipo di conoscenza c’è tra lei e Marcelo. Perciò mi metto nel
mio angolo a seguirli. Non posso confidarle della mia rottura con quel deficiente di Mirko. Non
sopporterei di diventare l’oggetto dell’ umiliazione di Silvia di fronte ad uno sconosciuto.
“Che vuoi?” ,chiede Silvia.” Un aperitivo alcoolico o analcoolico?”
Silvia conosce i miei gusti, perché mi deve fare certe domande? Mi vuole mettere in imbarazzo.
“Lascio a te la scelta!” ,replico con un tono alterato.
“Allora mi posso prendere la briga di fare secondo il mio intuito.” ,prende la parola Marcelo
spiazzandomi.
Anche Silvia come me rimane interdetta però prende subito il controllo della situazione nelle sue
mani.
“Ti faccio fare, ma solo stavolta! La padrona della casa sono io ed io devo fare gli onori di casa”.
Marcelo si allontana e comincia a preparare i cocktails. Lo guardo mentre è girato di spalle. Noto
subito la sua mascolinità, il buon gusto per la scelta degli abiti firmati. E decreto nella mia mente
che è un buon esemplare della specie mascolina.
Posso cominciare a fare un pensierino su di lui, però devo capire che c’è tra lui e Silvia.
La mia amica si avvicina e vuole avere un parere oggettivo su Marcelo.
“Bell’ uomo!”, le rispondo.” Come mai l’hai invitato? Potevi dirmi che eri in compagnia così non
sarei piombata.”
“Ma ti ho detto di non venire.”
Non badando alle parole della mia amica, replico anch’io prendendola in contropiede:
“Ma se non so mai come capirti. Una volta dici una cosa, poi te ne penti e ne combini un’ altra.”
Silvia mi fissa con lo sguardo e comincia a fornirmi due dettagli in più sul suo ospite:
“Con Marcelo devo lavorare a stretto contatto per la stesura di un mio documentario. Sarà lui
a fornirmi gli elementi che devo inserire nel mio lavoro. Da poco ho firmato con loro un contratto
e di seguito mi devo adeguare alle loro richieste.”
“Non sapevo che eri in trattative con la R. Publishing House.”, mi mostro stupita.
“Non te l’ho detto perché non avevo alcuna certezza che l’affare sarebbe andato in porto.”
Rimango un po’ delusa. Ancora non capisco perché la mia amica non si è confidata con me.
Le è sfuggito. Oppure non me lo voleva dire.
Marcelo ci porta dei Bloody Mary, cocktails a base di vodka e succo di pomodoro. Uno strano
accostamento per il mio palato. Poi la presenza delle spezie lo rende ancor più orrendo a mio
avviso.
Faccio finta di gradire e pretendo di sorseggiare. Però mi basta solo un goccio di vodka sulle labbra
e sulla lingua che subito vado a fuoco.
“Ma già ti arrendi ?”, mi chiede Silvia con un sorriso arrogante sulle labbra.
Stasera la mia amica è strana. Non è da lei reagire in questa maniera. Forse mi sfugge qualcosa."
DA RIFLESSO DI ME
By MIHAELA CIOCODEICA
foto by George Hodan
lunedì 7 novembre 2016
Riflesso di me-il seguito del capitolo di ieri-
"A portata di mano tengo sempre un rossetto, così me
lo passo sulle labbra. Sono contenta a metà del mio aspetto.
Va bene, dopo essere lasciata dal mio moroso, devo mostrare un po’ di sofferenza. Il volto però
è al massimo del suo splendore. Non devo badare così tanto alla mia faccia. Ma non riesco a farne
a meno. Il mio sorriso, i miei denti bianchi, la malizia dello sguardo sono il mio biglietto da visita.
E di malizia ho da vendere. Avrei voluto regalarla anche a Silvia. Quel poco da renderla più
femminile, meno antiquata.
Ma mi sa che l’antiquata sono io, con il mio tacco alto, con i capelli in ordine, con la mia precisione
quasi noiosa.
Salgo e busso. Non mi piace mai suonare il campanello. Preferisco avvisare della mia presenza con
un secco ” toc-toc”.
All’improvviso, la porta si spalanca e di fronte a me non trovo Silvia, ma un uomo sui
quarantacinque anni, di corporatura asciutta, atletica, con delle linee del viso armoniche con
l’intero fisico.
Mi guardo intorno ed indietreggio, balbettando una scusa a bassa voce.
“Mi scusi, avrò sbagliato appartamento”.
Di sicuro, la rottura con Mirko mi ha causato un po’ di malore.
Poi sento la voce di Silvia che mi invita ad entrare.
“Mica ti spaventa un uomo!”
La sua frecciatina caustica. Sempre mi ha apostrofato per i miei modi. Come d’altronde anche io.
Ce ne siamo dette delle belle durante questo ventennio.
Silvia è in bagno e lo sconosciuto che fa gli onori di casa mi intriga oltremodo.
“Mi chiamo Marcelo, sono il direttore editoriale della R.Publishing House, la divisione spagnola”. “Muy encantada!” replico in uno spagnolo elementare.
Gli occhi di Marcelo si posano su di me, fotografa a raggi ultravioletti il mio corpo. Poi si ferma sul mio fondoschiena sembrando di apprezzare il mio bell’aspetto.
“Mannaggia!” penso,” Potevo rendermi più presentabile!”
Però l’arrivo di Silvia interrompe questo scambio muto di sguardi.
“Allora hai avuto tempo di presentarti? Se non l’hai fatto già aspetta che ti presento io”, dice Silvia
senza avere la pazienza di ascoltarmi.
Così, su due piedi mi introduce al suo ospite:
“Marcelo ti presento Helene, la mia cara amica, una bravissima traduttrice, ma una lagna fuori dallo
ambito lavorativo. Ed è pure una frana nella vita privata. Tant’è vero che si è messa con un ragazzo
per crescerlo ed accudirlo”.
Che imbarazzo! Sento il sangue ribollire nelle vene. Non è giusto che lei parli in questo modo di
me. Le guance stanno prendendo a fuoco. Silvia sa che sono permalosa. E continua a farmi soffrire
sempre con le sue pugnalate verbali.
Ho pensato che forse sotto la sua vena cinica ci fosse un po’ di invidia nei miei confronti."
Dal racconto "RIFLESSO DI ME"
By Mihaela Ciocodeica
domenica 6 novembre 2016
Anche oggi continuo a proporvi il seguito del racconto "Riflesso di me", un racconto inedito.
E Silvia ha avuto ragione. Ha azzeccato appieno le sue previsioni. Il suo lecchino m’ha lasciata.
Mannaggia a me! Sono sempre io a darmi la zappa sui piedi.
Per arrivare alla casa della mia cara amica, devo attraversare tutta Milano , però non mi pesa.
Questo tragitto lo faccio da più di vent’anni. Siamo come due sorelle, entrambe abbiamo il
diploma linguistico e la laurea in lingue.
Silvia fa la giornalista per una nota testata, veste sportivo, porta i capelli corti. Ama la corsa e gli
animali. Si sposta sempre in moto. Ci separa un mondo però ci avvicina tutto. Ci vogliamo troppo
bene. Sembriamo agli antipodi, ma alla fine condividiamo l’amore per la buona letteratura, per
le storie che trasmettono un messaggio.
Che ridicola che sono! Mi metto a promuovere una letteratura …
Dovrei pensare al mio futuro senza Mirko ma mi rendo conto che sto pensando solo alle sue
parole.
Forse è stato un ragazzo che non ho amato, mi ha fatto solo comodo la sua compagnia.
Il telefono squilla ed io metto in attesa il mio cervello. E’ Silvia. Finalmente è riuscita a vedere
la mia chiamata. Lei non risponde mai alle chiamate, prima deve digerire bene l’intrusione di
qualche estraneo e perciò è sempre lei a richiamarmi. Odia la tecnologia. Si rifiuta
di usare quasi tutto, ma siccome tutto è indispensabile(i pad, i phone, notebook) ,Silvia si vede
costretta quasi sempre a rivedere la scala delle sue necessità.
Il suo atteggiamento non l’ho mai condiviso, ma le ho dato la piena libertà di non rispondermi
quando la chiamo al cellulare. So che lei mi avrebbe rintracciata in un secondo momento, perciò
niente panico!
Mi sono dilungata troppo con le spiegazioni e devo rispondere a Silvia. Il mio i phone squilla
da un po’.
“Pronto, Helene, come mai non prendi questo cavolo di chiamata? “
Un po’ stanca le rispondo tranquilla.
“Cara, sono in macchina e fra poco arrivo da te”.
“Sei pazza, adesso me lo dici? Ma che c’hai in testa. Voglio stare serena stasera e non voglio
ascoltare le tue lamentele .”
“Sto arrivando.” E attacco.
Continuo a guidare senza essere troppo stranita dalla reazione della mia amica.
Silvia protesta in questo modo. Fin dai tempi dell’università si ribellava alle mie lamentele riguardo
i professori, gli esami, e mandava tutti a quel paese includendo anche me.
Un cinico “vaffan”… la riappacificava col mondo.
E di seguito la sua ribellione diventa la sua natura.
Perciò senza alcun problema, accosto la macchina vicino al viale dove si trova il suo bilocale.
Citofono e senza aspettare la sua risposta, estraggo dalla borsa rigorosamente Vuitton il mazzo
di chiavi della sua abitazione.
Silvia è in possesso delle chiavi di casa mia, io detengo le chiavi di casa sua.
E’ normale che io possa andare a ritirare la posta quando lei non c’è oppure nutrire i pesciolini
quando va in vacanza.
Anche lei era abituata ad innaffiare le mie piantine quando mi trovavo fuori città per lavoro. Ma
da quando Mirko si era messo con me ,lei smise di usare quelle chiavi.
Meglio pensare al presente. Nell’atrio del palazzo vedo uno specchio, mi fermo per studiarmi.
Non vorrei passare per una trascurata. "
Da Riflesso di me
By Mihaela Ciocodeica
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